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Sarkozy. La lezione francese
Pubblicato il 19 marzo 2008, in Pubblicazioni

Con lui, l’elezione del presidente della Repubblica – evento definito da Charles De Gaulle “l’incontro tra un uomo e un popolo” – è diventata l’incontro tra un popolo e un programma, realizzato da un individuo che ha messo in scena se stesso, in una drammaturgia della rupture con il conformismo, le abitudini e i modi di pensare del passato.
Questo libro racconta la vita di Sarkozy attraverso le sue idee, e le sue idee attraverso la sua vita. Scava nelle origini familiari per ritrovare i gusti popolari dell’adolescente educato al gollismo dal nonno nato ebreo, convertito al cattolicesimo e diventato un patriota convinto. Rivela le radici del senso dell’autorità e del ritorno all’ordine che Sarkozy ha promosso per liquidare la morale del Sessantotto e i frutti nichilisti del politicamente corretto, ponendo fine alla lunga guerra civile con un’idea cumulativa della storia patria. Ricostruisce la rivalutazione della scuola e della meritocrazia, come vera garanzia di eguaglianza; la riscoperta della dimensione religiosa,  come chiave di una nuova politica sociale. Indaga sull’europeista senza dogmi, ma pronto a rafforzare le istituzioni comuni, sull’atlantista privo di complessi verso l’America, ma senza cedimenti sulla sicurezza di Israele. E ripercorre tutte le tappe della sua battaglia,attraverso la rivoluzione dei sentimenti,l’uso spregiudicato dei media, l’amore viscerale del “petit français au sang mêlé” che dalla Francia ha avuto tutto e alla Francia vuole ridare tutto, e per ora è riuscito a metterla al centro dell’Europa, riportando la politica al potere.
L'autrice analizza poi le convinzioni di Sarkozy sul ruolo della religione nella vita politica di un paese, su una possibile riforma della laicità e sui rapporti con l'Islam, in relazione alla sua particolare identità, francese di sangue misto e di prima generazione, figlio di un aristocratico ungherese e nipote di un ebreo di Salonicco, emigrato in Francia ai primi del Novecento.

di Marina Valensise, Mondadori, 2007

Noi, i moderni
Pubblicato il 17 marzo 2008, in Pubblicazioni

Alain Finkielkraut, una delle menti più brillanti e discusse del panorama filosofico francese, dichiara guerra al conformismo del nostro tempo. Una guerra contro i moderni, le loro illusioni e i rischi mortali per l'umanità che esse rischiano di fomentare. Si tratta di quattro lezioni del corso non "sulla filosofia" ma "sulla loro filosofia" che Finkielkraut da anni destina agli studenti dell'Ecole Polytechnique, la futura élite francese. La prima lezione, sulla necessità di essere moderni, affronta il tema a partire dagli ultimi scritti di Roland Barthes, dissidente clandestino della sua stessa dottrina in nome di un'idea intima e scandalosa per un moderno: vivere il passato con nostalgia proustiana, come un sopravvissuto al tempo che resiste alla volontà di liberarsene perché in balìa degli affetti più cari, venuti a mancare. La seconda lezione è sulle due culture, l'umanistica e la scientifica, separate oggi da un muro di antagonismo e diffidenza in virtù di due opposte concezioni del tempo, del futuro, della realtà e della natura umana. Perché è la natura umana a essere il vero cuore dell’indagine di Finkielkraut, un moralista con la curiosità del quotidiano, un philosophe che ha mantenuto la sensibilità di un esteta e una passione critica per lo Zeitgeist. La terza lezione è sul XX secolo. Parte da un interrogativo epocale (Cos'è un secolo?), e attraverso la Bibbia, la lezione di Beda il Venerabile e Auguste Comte, arriva a porsi la questione di un "mostro" storico, il '900, il secolo della tecnica e dello sterminio di massa, in nome di una religione secolare. La quarta lezione, infine, è sul senso del limite: torna sul mito di Prometeo e di Victor Hugo, affronta le tragedie di Eschilo e la figura dei Titani, per mostrare come la hybris, la tracotanza degli antichi, sia divenuta per noi moderni il pane quotidiano, il paesaggio comune entro il quale ci muoviamo e avanziamo. Il libro dunque è un viaggio nel mondo d'oggi e nelle sue insidie, compiuto da un metafisico dotato di modestia, che senza pretese di solennità si diverte a inanellare citazioni di Jules Michelet e brani di Clausewitz, a mettere insieme Goethe e Arthur Koestler per stimolare un corto circuito di idee quando avvicina la nostalgia proustiana di Roland Barthes, guru pentito del radicalismo anni '70, alla "bontà delle piccole cose" descritta da Vassilij Grossman, un altro scrittore ebreo vittima del totalitarismo.

di Alain Finkielkraut, tradotto da Marina Valensise, Lindau, 2006

La forza del governo attuale sulla necessità di uscire dalla rivoluzione
Pubblicato il 15 marzo 2008, in Pubblicazioni

Quando scrive questo pamphlet, la prima lucida analisi della rivoluzione francese, un'apologia della repubblica come governo rappresentativo, che concilia i principi del 1789 e gli interessi della società civile, Benjamin Constant ha ventotto anni. E' un uomo colto, ambizioso, brillante. Un déraciné ancora sconosciuto, ma di genio, che dispone per quei empi della migliore formazione possibile. Nato a Losanna nel 1767 da una famiglia protestante, ha studiato all’Università di Ediburgo, ha seguito gli eventi della Rivoluzione francese dalla core del duca di Bruswick, per approdare a Parigi nel 1795, al seguito di Madame de Stael, la figlia di ministro di Luigi XVI Necker, giusto in tempo per assistere alla repressione dei vecchi giacobina, un anno dopo la caduta di Robespierre a Termidoro. E' allora che Constant scopre la sua vera ambizione: diventare cittadino della repubblica francese e mettersi alla testa di un partito, pari insofferenza verso giacobini e realisti, in attesa di un governo forte, libero da eccessi e degnerazioni. In questo clima, nell’agitata stagione del Direttorio, il regime postermidoriano che cerca di uscire dalla Rivoluzione, matura dunque il suo primo pamhlet, De la force du gouvernement actuel et de la nécessité de s'y rallier, che dà il titolo a questa raccolta. E' un breve saggio, che nasce dalla convinzione che la Repubblica riuscirà a imporsi, nonostante gli esordi macchiati di sangue, le scosse che la percorrono e la mancanza di strategia dei suoi ministri, perché la rivoluzione ha sempre seguìto il suo corso, e continuerà a farlo sino alla fondazione di un regime stabile. L’essenziale, per Constant, è concepire la libertà come una cosa presente e non a venire, come qualcosa che già esiste e va difesa a tutti costi.

di Constant Benjamin, tradotto da Marina Valensise, Donzelli, 1996



permalink | inviato da marinavalensise il 15/3/2008 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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