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Bienvenue chez les Ch’tis, ritrae la Francia come vorremmo che fosse

 
Non solo in Francia ma anche in America vanno pazzi per il film di Dany Boon, che in meno due mesi ha conquistato 18 milioni e mezzo di spettatori, pari a più di 170 milioni di incassi, secondo solo al recordo storico di Titanic, di 20 milioni e settecentomila spettatori. Proiettato a Los Angeles, in apertura della XII Festival del film francese, “Bienvenue chez les Ch’tis” ha fatto morire dal ridere anche gli americani vincendo il premio del pubblico. I produttori di Hollywood stanno già pensando di inventarsi un remake, ma non sarà facilissimo. Una delle ragioni del successo di questo film semplice e forte, esilarante e pieno di grazia, sta nella lingua, lo ch’timi, un patois del profondo Nord, vicino al fiammingo per i suoi gutturali, dove ogni conversazione all’orecchio del forestiero suona come una gag, per la tendenza a palatalizzare la esse, trasformandola in sci, mentre vocali e dittonghi si allungano o si restringono a seconda di come slitta la mandibola. Prima della fonetica, però, c’è l’arte drammatica. Dany Boon, comico quarantunenne rodato in teatro, ha scritto una sceneggiatura che corre leggera come una commedia americana. Lui che è un maniaco della scrittura, uno capace di svegliare la moglie alle tre di notte olo perché gli manca una voce femminile, si è fatto aiutare da due autori del Guignol di Canal+, che è come se Antonio Ricci si mettesse a scrivere per 
Verdone.
Insieme hanno concepito la storia semplicissima del direttore di un ufficio postale del Midi, che trasferito per punizione nel profondo Nord, dopo essersi finto handicappato onde ottenere un posto in Costa Azzurra per compiacere la moglie nevrotica, ne scopre il fascino inatteso. Afflitto, il poveretto lascia moglie e figlio, e parte sulla sua Peugeot imbottito di maglie di lana, piumino e pregiudizi; Jacques Brel come colonna sonora e 25km all’ora di velocità da crociera,“per arrivare il più lentamente possibile”. Graziato da una pattuglia della stradale, che ne comprende il dramma, arriva in piena notte a Bergues, città fantasma di 4000 anime sul Mare del Nord,  dove sommerso da un acquazzone s’imbatte, travolgendolo, nel postino Antoine Bailleul, alias Dany Boon. Il film è iniziato da dieci minuti e il pubblico è già in delirio. Dany Boon porta il nuovo direttore, Kad Merad, nell’alloggio di servizio, e i due scoprono che è vuoto. Non ci sono i mobili.  Se li è portati via il predecessore. Come mai? “Parce qu’ils étaient les chiens”, risponde il postino. “Quali cani?” domanda il direttore. “I mobili”, risponde il postino. “Come sarebbe? Ha dato i mobili ai cani?” replica il direttore....E la gag continua incomprensibile tra cani e gatti, perché “ça”, questo, in “ch’tmi” suona come “chat”, gatto. Sconcertato da un dialetto incomprensibile, dalla semplicità disarmante e un po’primitiva dei locali, che hanno un debole per l’alcool e la mattina intingono nella caffè di cicoria il maroilles, un formaggio dall’odoere pestilenziale, scoprirà a poco a poco il “vero” volto del Nord: accogliente, caloroso, solidale, dove si piange solo quando si arriva e quando si parte, come dice il proverbio. Il direttore Abrams, infatti, viene subito adottato dalla sua squadra, postino, due obesi semi deficienti e un’impiegata carinissima, che per la pausa pranzo l’invita a seguirli alla “Baraque à frites”. Strano nome per un ristorante, dice lui. Scoprirà che è un vera baracca dove servono birra e “fricadelle”, menu interclassista, simbolo di un paese semplice, ma generosa, che lascia la porta aperta, invita il postino a farsi un bicchierino, si preoccupa delle pene d’amore dei subordinati, li richiama alle loro responsbabilità. Quasi venti milioni di francesi, di ogni ceto e di ogni età, sono usciti da casa per andare a vedere questo film. Non succedeva dai tempi di "La Grande Vadrouille", il film del 1966 con Louis de Funès sull’onore nazionale all’epoca di Vichy. La regione Nord-Pas de Calais l’ha finanziato con 600.000 euro. I socialisti esultano, Alain Finkielkraut plaude all’’ilarità dolce senza linciaggio”, e anche l’Eliseo apprezza, visto che il presidente Nicolas Sarkozy ha organizzato una proiezione speciale. E mentre impazza lo ch’tmi, dilagano le sonerie telefoniche, le gite turistiche a Bergues e la gloria del maroilles sta per soppiantare quella del camembert, la stampa radical chic si interroga. “Un Germinal comico e ambivalente”, commenta il Monde “Un film anti- bling bling” azzarda il Nouvel Obs, in chiave antisarkozysta; “viva la baracchetta e abbasso Fouquets”. E Dany Boon, che ha una faccia da scemo, ma è un angelo, figlio di un camionista algerino e di una piccarda, ebreo osservante per amore della moglie e intimo di rabbini, alza le spalle: “l’amore degli uomini, per noi, conta di più del timore di Dio”.

Marina Valensise
©Il Foglio, 22 aprile 2008

Pubblicato il 21/4/2008 alle 19.26 nella rubrica Articoli.

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