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La vita a perdere, parla la Tamaro

Roma. Strana beffa nel giorno della Memoria. A notarla è Susanna Tamaro, la scrittrice italiana più letta nel mondo. Il giorno in cui si ricorda l’apertura dei lager nazisti e lo sterminio degli ebrei è lo stesso in cui il Tar autorizza di mettere  fine alla vita di Eluana Englaro. “Mi colpisce la gravità spaventosa che consegniamo alle generazioni future nella frattura dell’idea dell’umano. Mostriamo la stessa indifferenza o la complicità superficiale che oggi noi rimproveriamo ai contemporanei della Shoah. Com’è possibile che in Germania gente che conoscesse la musica, la poesia, la filosofia tedesca, punta di diamante della cultura europea, abbia potuto convivere e tacere sulla Shoah? Tra sessant’anni si faranno la stessa domanda a proposito della nostra indifferenza verso la vita dei deboli, dei malati, degli esclusi. C’è un caso singolo, si dice, e per limitare il dolore si può avallare qualsiasi tesi. Si pensa di agire in chiave umanitaria, mentre è esattamemente il contrario: è la distruzione dell’uomo.”
La differenza più tragica, forse, sta nel fatto che sotto il nazismo a dominare era l’ordine impersonale dello Stato, oggi, invece la disumanità, la volontà di escludere dalla nostra vita il dolore, la malattia, la fragilità, nasce nel cuore del singolo. “Viene anche instillata dai media, grazie a una sapiente manipolazione. E’come se il pensiero della coscienza individuale non esistesse più, ma venisse insufflato dal chiacchiericcio mediatico. Non c’è più un contemplare la vita dalla propria solitudine, ma l’asserire e il ripetere qualcosa che viene proposto come giusto. Anche se non è detto che la maggioranza sia la parte giusta. Chi decide che una vita è degna di essere vissuta? La vita è l’unica cosa sacra che c’è. Non c’è nient’altro da difendere. Siamo contro la pena di morte e a favore dell’eutanasia? E’ la vita prêt à porter: qualcun altro decide quando nasco, quando me no vado. L’assenza di senso è talmente grande che scompare la dimensione del mistero dell’umanità.”
Susanna Tamaro ha una visione tetra del futuro. Crede che il caso Englaro sia “la testa d’ariete” contro l’ultimo baluardo della sacralità della vita. Con la forza dell’immaginazione, vede i vecchietti che in ospedale languono in un’attesa di un’operazione al femore, e per loro teme che un giorno sarà moneta corrente una soluzione radicale. “Una bella punturina e il problema è risolto. Lo Stato ha interesse: pensa che risparmio. Si aprono così scenari spaventosi di morte, desolazione, orrore assoluto. La maschera dell’umanitario nasconde, in realtà, il ghigno della morte. Tutti sono contro la pena di morte: ma vale solo per i sani e in galera. Non c’è più comprensione del senso del destino; del fatto che il male è una prova, perché la vita è un cammino, non un peso dal quale liberarsi”.
La sentenza sul caso Englaro, però, è anche l’ultima frontiera dell’autonomia, visto che il padre invoca la volontà della figlia di non vivere in certe condizioni. “E’ una cosa detta e non scritta: sul piano del diritto vale zero. Lui dice che lo fa per amore. Ma il suo non è amore. Allora perché non tenerla a casa? Perché non assisterla di persona nella lunga agonia, affinché raggiunga quello che noi chiamiamo la pace. Stare accanto ai morenti è una grande missione, una fonte di vita straordinaria. Peppino Englaro, invece, vuole per sua figlia un’agonia sinistra in ospedale. E i medici, che hanno visto il video dell’agonia di Terry Schiavo, assicurano che anche nel suo caso, visto che non è malata, ma mangia e benve grazie a un sondino, sarà una morte atroce per soffocamento. Allora, se fossero onesti, sarebbe più coerente sopprimerla con un’iniezione letale. La verità è che l’umanitario ha preso il posto dell’umano. E l’ideologia dell’umanitarismo è diventata l’ultima ideologia possibile, anche se in sé è qualcosa di malato, di storipiante, oltreché molto ricattatorio per chi vi si oppone. Come sarebbe? Vuoi metterti contro le ragioni umanitarie? Non puoi. E’ abominevole”.

Pubblicato il 28/1/2009 alle 16.18 nella rubrica Diario.

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